venerdì 23 marzo 2012

POSIAMO FIDARCI DEGLI IMPRENDITORI?

io mi fido degli imprenditori onesti così come mi fido di tutti coloro che, con onestà, si mettono in gioco. Negli ultimi anni attraverso la “proficua” collaborazione fra sindacati, partiti e commissioni parlamentari sono stati autorizzati ben 48 tipologie contrattuali diverse fra loro ma tutte finalizzate a non pagare contributi e a non rispettare i minimi contrattuali favorendo, fra l’altro, lo sviluppo di inutili e fraudolente cooperative di lavoro. Queste cosiddette parti sociali di danni ne hanno fatti molti; fra queste tipologie il contratto più scandaloso e fortemente contrastato dall’INPS è il contratto "a partecipazione d'impresa". Questa tipologia di contratto era ( era se la riforma va avanti) un chiaro mezzo per eludere il costo della contribuzione previdenziale, non garantiva il minimo contrattuale e veniva utilizzato da scaltri commercianti o delinquenti camuffati da imprenditori. Non solo chi partecipa all’impresa lavorava quasi a gratis e senza nessuna garanzia ma chi si avvaleva di questi contratti era, nel mercato più avvantaggiato, effettuando di fatto concorrenza sleale. Oggi decidere da chi farsi rappresentare è un dilemma: sindacati? partiti? confindustria? sinceramente non saprei scegliere. Di fatto stiamo perdendo la strada maestra e l'essere uomo si è perso fra il grande fratello, amici e un posto al sole. L'Uomo deve tornare ad essere uomo, deve vivere la sua famiglia, la sua comunità, deve proporre, deve contribuire, deve essere rispettoso del prossimo, deve aiutare chi vive nella sofferenza e deve rispettare le diversità culturali, religiose e sessuali. L’uomo oggi non è chiamato a fare di più, ma è chiamato a fare meglio. L'Uomo non si distingue fra imprenditore, operaio, politico o sindacalista; l’uomo è uomo e basta. Il lavoro però fa parte della nostra vita, della nostra storia, nel lavoro cerchiamo di nascondere le nostre ansie e costruire il futuro della nostra famiglia e gli imprenditori come me, quelli che, ancora oggi, chiamano collaboratori i propri dipendenti, non possono offrire più nulla, anzi necessitano di aiuti e comprensione! c'è bisogno delle grandi imprese. Altro che aziende con 20 o 200 dipendenti. Occorrono aziende dai grandi numeri, aziende con 50.000 dipendenti e più. Ma queste aziende, in una Italia senza riforma e senza regole precise, non vengono.

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