venerdì 24 maggio 2013

OGNI GIORNO 70 IMPRESE CHIUDONO E I PARTITI ... I SINDACATI ...

"il lavoro" - "iniziative per facilitare l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro" - "emergenza lavoro" 

Con questi slogan,  politici, sindacalisti e governanti, pensano di confortarci; pensano di trasmetterci l'idea che, dimostrando di aver compreso il problema, sia possibile avere a breve anche la soluzione del problema.

In realtà i politici, sindacalisti e governanti, ignari di essere la principale concausa della drammatica situazione che stiamo vivendo, dimostrano, al contrario delle loro aspettative, di non aver capito nulla e questo aggrava ancora di più la situazione.

Io,  che viaggio molto e raccolgo le più svariate testimonianze vi racconto:

L'altra sera, nei pressi di Alessandria, ho parlato a lungo con il direttore di un albergo. La conversazione è nata nel modo più banale: io - " ... come sta? stasera sostituisce anche il portiere alla reception?"  -   direttore -" è dalle 8 e 30 di stamattina che sono alla reception, uno dei portieri è ammalato e lo sostituisco ... sono brutti tempi; l'albergo è grande ... riempire 60 camere non è facile; al massimo arriviamo al 50% non viaggia più nessuno. In vent'anni ... non ho mai visto niente di simile. Neppure la case farmaceutiche organizzano meeting e quando li organizzano non pernottano, evitano le sale riunioni e si scambiano dati e riflessioni commerciali davanti a un capuccino nella sala bar ..."- io -" lo so bene, tutti evitiamo le spese superflue e anch'io, a differenza di una volta, non mi fermo più a cena in ristorante se so che verso mezzanotte rientro a casa e talvolta preferisco rientrare ale 3 del mattino piuttosto che fare un'altra notte in albergo e cena al ristorante; purtroppo è così ... se non c'è ripresa economica, in mancanza di margini l'unica leva da azionare è quella del contenimento dei costi; speriamo bene che questo governo riesca a smuovere qualcosa"-  Direttore -" guardi dr Sensi, io non ascolto più telegiornali da 2 anni e ogni volta che per radio o TV parlano di queste cose spengo! non riesco più ad ascoltare cretinate. Parlano di agevolare le assunzioni ma, prosegue il direttore,  anche se il governo mi fornisse a costo zero del personale e io non so che cosa fargli fare, a cosa mi servono le agevolazioni?- 

Non è l'unica conversazione, c'è ne sono tante altre: 

Un'altro imprenditore che produce mobili per l'ufficio, cucine e arredo commerciale, ha l'azienda ferma: oltre 200 operai in cassa integrazione e la filiera del reciclaggio del legno (quello che va a smaltimento nelle isole ecologiche) bloccata. Si questa azienda, una vera eccellenza, produceva mobili utilizzando "rifiuti di legno" prelevati gratuitamente nelle isole ecologiche. Anche lui: " se non riprendono gli ordini, l'azienda non riparte ... non è un problema di competizione del tipo è un problema di ordini ... cosa me ne faccio di altri operai se quelli che ho sono già in CIG. Fin quando l'edilizia resta ferma nonsi comprano mobili nuovi, fin quando le aziende chiudono uffici non c'è bisogno di acquistare nuovi mobili, fin quando le famiglie italiane stentano ad arrivare alla fine del mese non penseranno mai a rinnovare l'arredo quindi ...., politici, sindacalisti e governanti non hanno ancora capito nulla! 

Ecco, la questione è semplice e intuitiva: In questo momento le leggi per agevolare le assunzioni dei giovani non servono a nulla. Nessun imprenditore ancora in vita (aziendalmente parlando) assumerebbe nuove unità produttive, indipendentemenete dal costo, se non ha nulla da  produrre. 
E' giunto il momento di cambiare schema: l'attenzione deve essere riposta nel mercato interno, dobbiamo far ripartire il mercato interno, far rinascere la domanda interna; quella domanda che la politica del sacrificio ha totalmente azzerato. Solo con la rinascita della domanda interna le aziende si rimetteranno in marcia e potranno poi confrontarsi con i mercati cosidetti "globali". 

Per far rinascere la domanda interna dobbiamo fare in modo che le famiglie abbiano più soldi in tasca, quindi l'unico modo, visto che le entrate da lavoro dipendente non ci sono, è quello di allentare al massimo il peso fiscale.

Quindi ben venga l'abolizione dell'IMU e la conseguente riduzione di tutte le tasse, ma non basta, devono diminuire i costi dell'energia, degli affitti, dei servizi di trasporto pubblico, Deve diminuire il costo della vita!  Solo in questo modo agli italiani resteranno più soldi in tasca e riprenderanno di conseguenza gli acquisti.
E' necessaria un'altra riflessione, la ripresa degli acquisti deve essere sempre monitorata e indirizzata agli acquisti del made Italy, perchè se continuiamo ad acquistare beni prodotti da società Giapponesi, Cinesi, Koreane, Vietnamite e Americane, la nostra valuta prenderà sempre la via dell'espatrio senza nessun ritorno nazionale se non per la piccola quota che riguarda i servizi terzializzati.

Riepilogando: più soldi nella tasca degli italiani attraverso una forte riduzione delle tasse e monitoraggio dei mercati.  Ma la riduzione delle tasse porterà a una riduzione dei servizi che lo Stato offre gratuitamente ai cittadini, si potrebbe obiettare. 
Ma è altrettanto evidente che la sciaguretezza di partiti e sindacati ha fatto si che la macchina burocratica, fatta di inutili leggi, (c'è ne è una, con tutto il rispetto per le galline e gli animali in genere, anche a tutela della salute delle galline ovaiole)  che sono state introdotte nelle imprese italiane  fino a portarle all'obesità procedurale e burocratica conducendole alla paralisi produttiva in aggiunta alla recessione causata dalla crisi.
E' come se facessimo mangiare a dismisura un atleta e poi quando ha raggiunto i 150 Kg di peso corporeo pretendessimo che si collocasse nei primi tre nella gara dei 100 metri a ostacoli.

Io so bene che questo argomento non è gradito alla politica fatta dai vecchi partiti, neppure ai sindacati e governanti che, seppur scaltri,  non lo possono o non vogliono recepire.

Un'altra considerazione: da più parti si dice che siamo tornati economicamente indietro di mezzo secolo. 
50 anni fa eravamo nel 1963 io avevo 10 anni e ricordo bene tutto: era ancora in corso la ricostruzione post bellica, c'era il dazio, non c'era l'IVA, non c'erano computer, i mezzi pubblici funzionavano benissimo, la rete autostradale era in costruzione e andare da Napoli a Genova in auto occorrevano non meno di 18 ore, in treno con un rapido 8 ore (esattamente come adesso), l'assistenza sanitaria era pressapoco come l'attuale e a scuola fra genitori e insegnanti non c'era rivalità alcuna e si usavano i pantaloncini corti anche d'inverno fino ai 14 anni. 
50 anni fa stavamo ancora recuperando il danno del disastro bellico, l'energia elettrica non aveva ancora raggiunto tutti, il telefono era quasi un lusso e il televisore iniziava a entrare in tutte le case.
50 anni fa avevamo iniziato a correre la nostra competizione da soli 12 anni e tutta l'Europa era grossomodo nella medesima situazione, eravamo tutti quasi alla pari.
Oggi non è così! l'Italia è nella medesima situazione economica di 50 anni fa, ma il resto d'Europa no, anzi si potrebbe dire che è quasi al passo coi tempi.

Questa conclusione dimostra che dal 1970 l'Italia, o meglio dire i suoi governanti con il consenso dei partiti e dei sindacati  hanno sbagliato tutto. La cosa peggiore è che le ricette sananti vengono proposte proprio dalle stesse persone che hanno contribuito a costruire questo disastro.

Cosa si potrebbe fare oggi per ripartire? provo a dirlo:
Azzerare il sistema paese, abolire regioni e province,  i Comuni si dovrebbero raggruppare fra loro in modo di avere un'agenzia comunale ogni 500.000 - 550.000 abitanti con sindaco e un consiglio comunale composto da 20 unità.
Abolire tutte le commissioni parlamentari esistenti, mantenendo solo quelle con competenze militari, pubblica istruzione e sanità ed una legale con il compito di esaminare e abolire tutte le leggi inutili, utopistiche, emanate e mai applicate.
Liberalizzare totalmente il mercato del lavoro, copiando il modello inglese, olandese, tedesco o francese (a libera scelta).
Liberalizzare totalmente ogni attività professionale, artiginale o industriale. Il controllo dei requisiti di sicurezza a posteriori.
Abolire ogni genere di albo professionale.
Introdurre la soglia di € 3.000 (lordi da versare mensilemente al lavoratore) quale salario minimo obbligatorio per ogni lavoratore indipendentemenete dalle mansioni (colf incluse) con l'obbligo da parte dello stipendiato di versare le quote per il sistema previdenziale e assicurativo nelle casse comunali; mentre l'azienda dovrà corrispondere al fisco solo ed esclusivamente le imposte a carico dell'azienda stessa, venendo così a ribaltare la figura di sostituto d'imposta da azienda a comune.
Introdurre nelle misure di contrasto alla criminalità organizzata, la perdita dei diritti civili per i collusi e gli affiliati, inclusi i familiari di 1° grado.
Liberalizzare l'edilizia privata familiare, applicando una unica legge nazionale che fissa la proporzione fra mq di terreno disponibile e cubatura da realizzare per la realizzazione di abitazioni mono o bifamiliari con relative normative tecniche da rispettare. STOP a concessioni edilizie comunali o limitazioni per le abitazioni di cui sopra se non in vicinanza di fiumi o zone demaniali.
I Comuni dovranno tutelare il patrimonio artistico e/o archeologico del loro territorio e poter lucrare su di esso  nei modi che più riterranno opportuni.
I Comuni dovranno eseguire controlli sistematici sull'igiene e la sicurezza dell'intero territorio includendo anche quelli verso le imprese di qualsiasi grandezza. I controlli non devono avere la finalità sanzionatoria ma propositrice di eventuali misure tecniche da adottare sempre che queste siano già previste nelle normative nazionali.
In buona sostanza agevolare l'ingresso in Italia delle grandi multinazionali che non solo daranno occupazione ma incrementeranno il lavoro del cosidetto indotto (piccole e medie aziende anche artiginali)

Sono certo che la mia cura non piacerà ai partiti, ai sindacati, agli attuali politici in genere. Sono altresì certo che le persone per bene, di buon senso e abituati alla pratica quotidiana non esiterebbero a condividerla. 
Sarebbe un modo per tirarsi su le maniche, guardarsi negli occhi e andare avanti senza avere nella mente l'idea dell'arricchimento individuale ma essere sempre pronti a sostenere, spingere e prendere in braccio coloro che non ce la fanno, perchè non vince il singolo vince la sua comunità, il suo territorio, la sua Nazione.













 
 


 


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