martedì 8 ottobre 2013

EVASIONE - ecco perchè i distributori di benzina devono emettere scontrino fiscale.

Come fa un soggetto giuridico ad avere disponibilità di ingenti quantità di denaro cash in nero e trasferirli in luoghi fiscalmente sicuri?
Altre volte ho provato a parlare dell'argomento,  ma come recita un vecchio detto: " non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire".
Ancora per una volta, voglio credere che gli investigatori della GF, che i tecnici delle commissioni parlamentari e i vari ministri delle finanze siano stati così ingenui da non pensarci; adesso qualcuno, voglio credere, leggerà il post e se ne farà carico nelle giuste sedi.
Andiamo avanti.
Inizio con un quesito: perchè il barista deve emettere lo scontrino fiscale per ogni caffè che serve ai suoi clienti (scontrini  anche per 0,80 €) e un distributore di benzina effettua il pieno di gasolio o benzina ad un'auto senze emettere nessun documento fiscale? (i rifornimenti vanno da 10 € a centinaia di €) -
Entrambi, barista e distributore di carburanti, sono  classificati come imprenditori commerciali in proprio; entrambi acquistano il prodotto da rivendere e lo ricevono accompagnato da documenti di trasporto e fatture che vengono regolarmente pagate a mezzo assegni non trasferibili e/o bonifici bancari e/o assegni circolari.
Chiedo ancora: Perchè tutti gli imprenditori commerciali emettono, al momento della vendita scontrino fiscale e/o fattura, mentre quelli che vendono carburanti per autotrazione nella rete stradale e autostradale italiana, pur incassando centinaia di migliaia di euro cash sono esonerati dall'obbligo di produrre lo scontrino fiscale? Le fatture vengono emesse solo se richiesta dai clienti. 
Provate a chiedere una ricevuta quando effettuate il rifornimento dal vostro distributore, magari adducendo come motivazione la necessità di avere il rimborso della spesa. Il distributore scriverà su un pezzo di carta anonimo con timbro del gestore l'importo pagato, la targa e i litri .... ma nulla di fiscalmente valido!
PERCHE? perchè nessuno se ne è mai accorto e ha posto rimedio ...... ? specialmente nel momento in cui burocrati pazzi vogliono la tracciabilità di spese superiori a 1.000 euro? Ma dov'è il gabibbo della situazione? 
Provo a spiegarlo nel modo più semplice possibile:
La stazione di servizio X vende carburanti ed è ben posizionata su una SS nei pressi di una zona industriale, vende gasolio per autotrazione, benzina, g.p.l. e metano;
Ogni stazione di servizio è sotto il controllo della GF, dell'ufficio metrico e dei VVFF - Questi tre enti controlano:
GF - verifica saltuariamente che i litri di carburanti dichiarati in ingresso meno i litri venduti (risultante da rilevazione quotidiana dei numeri del totalizzatore litri erogati su ogni singolo erogatore) corrisponda alla giacenza contabile del prodotto e, con un ampio margine di tollerenza, alla giacenza fisica del prodotto all'interno dei serbatoi di stoccaggio in dotazione all'impianto. 
Per comprendere meglio, un esempio: al mattino quando l'impianto inizia la sua attività, l'erogatore del gasolio segna sul totalizzatore il numero 182546652 e nel serbatoio di stocaggio c'è una giacenza fisica e contabile (per semplicità) di 2.000 litri. Durante la mattinata l'impianto riceve una fornitura di 5.000 litri gasolio ed effettua svariate vendite. Supponiamo che alle ore 18 arriva il controllo dell GF: le operazioni che effettuano sono le seguenti: controllo giacenza fisica con aste metriche posizionate sul serbatoio di stoccaggio, supponiamo che la risultante del controllo indichi una giacenza fisica di litri 3.850; a questo punto la pattuglia della GF controlla i numeri sul totalizzatore dell'erogatore che, se è tutto in chiaro, corrisponderà al numero 182549802. Infatti 2.000 litri di giacenza iniziale più 5.000 di prodotto acquistato meno  giacenza residua nel serbatoio di 3.850 litri rappresenta una vendita di litri 3.150; se il totalizzatore ha incrementato la sua numerazione di 3150 unità per la pattuglia della GF che ha effettuato il controllo è tutto OK, un saluto e procede per altra destinazione. 
Ufficio Metrico, controlla in sede di collaudo e con ispezioni saltuarie che l'erogatore sia tarato correttemente; cioè un litro erogato corrisponda realmente alla misura di un litro (è sempre ammessa una piccola tollerenza  ... che su grandi numeri non è più piccola).
VVFF, controllano in sede di collaudo e con ispezioni saltuarie che l'impianto di erogazione carburanti rispetti le normative di sicurezza di settore.
Nessun controllo sui flussi di denaro!!!
Come si può trarre illecito beneficio da questo sistema? Ecco la procedura:
Il titolare o il gestore della stazione di servizio "X" proprio nel giorno del controllo della GF ha incassato in contanti € 6.718 per la vendita verso privati di 3.850 litri di gasolio al prezzo di €/litro 1,7449 . (imponibile 5.506,55 + IVA €  1.211,45 = totale in cassa € 6.718,00) 
Il titolare o il gestore della stazione "X" ha in cassa € 6.718,00 giustificati solo dalla vendita di 3.850 litri di gasolio.
Illecito: 
il soggetto giuridico "Y" vuole costituire dei fondi in nero da trasferire in una banca svizzera e si presenta al suo amico compiacente titolare o gestore della stazione di servizio "X" e gli chiede di emettere una fattura di € 5.000 + IVA per la fornitura di 3.836 litri di gasolio ai veicoli aziendali al prezzo unitario di € 1,5901 totale € - importo totale € 6.100.
Il titolare o gestore della stazione di servizio "X" emette la fattura (ricordo che le vendite di carburanti vengono fatte senza alcuna forma di tracciabilità) e mette in cassa l'assegno non trasferibile di € 6.100 di cui € 1.100 è IVA, dalla cassa preleva in contanti € 4.900 e li "restituisce" in "nero" a quel soggeto giuridico "Y" che voleva costituire dei fondi da trasferire in Svizzera. (100 € di commissione in nero)
Conclusione:
Nel modo sopra descritto l'azienda "Y" ha pagato una fattura di € 6.100 di cui € 1.100 trattasi di IVA (che in parte o totalmente l'azienda recupera con le compensazioni dare/avere IVA) mentre Il titolare "Y" si è messo in tasca € 5.000 in nero che, correndo qualche rischio, andrà a depositare in Svizzera alla faccia di chi vuole tracciare spese per importi superiori a 1.000 €; Il gestore o il titolare della stazione carburanti, in quel giorno avrà versato in banca un assegno di 6.100 € + contanti per € 618 corrispondenti all'incasso per una vendita di 3.850 litri e, in più, anche il gestore/titolare della stazione di rifornimente si mette in tasca 100 € di guadagno extra in nero.
Adesso provate ad immaginare quante stazioni di servizio con gestori "compiacenti" o "obbligati" ci sono in Italia e quanti soggeti con partita IVA con uno o più automezzi hanno la possibilità di frodare fisco, norme su tracciabilità, recupero accise ecc. ecc.
Adesso provate a chiedervi se il legislatore è ignorante e non immagina la frode che si perpetua da anni e per quale motivo non obbliga le stazioni di servizio ad emeterre un documento fiscale (scontrino o fattura) ad ogni singolo rifornimento.
Purtroppo so che qualche lettore del post si chiederà perchè non mi faccio i fatti miei e lascio in pace il prossimo. Rispondo che il dovere di ogni cittadino è quello di denunciare le forme di illecito di cui è a conoscenza e che limitando le frodi fiscali degli altri, non faccio altro che il mio interesse di contribuente.


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