lunedì 5 maggio 2014

Lo Stato che non c'è



Non mi sento assolutamente vicino al sig. Gennaro de Tommaso; non perché non credo alla sua versione (eliminati i preconcetti, non ho motivo di non credere) ma perché chi rappresenta gruppi di persone perché si pone o è posto a capo di una comunità ha delle responsabilità di rappresentanza e ha l'obbligo di mantenere tutta la sua comunità all'interno del cerchio di legalità necessario affinché tutti possano usufruire dello spettacolo e l'arrogante atteggiamento di de Tommaso seduto sulla transenna a mo' di scimmia non aiuta più di tanto. D'altra parte cosa sarebbero le partite senza i cori, le coreografie e quant'altro c'è di bello nelle curve? Io sono un genoano e non riesco ad immaginare una partita del Genoa senza il tifo della nord, le partite Napoli Genoa sono le più belle in assoluto di tutto il campionato proprio grazie alle meravigliose coreografie delle due più belle e pacifiche tifoserie del campionato. (poche decine di delinquenti, sempre presenti in ogni contesto, non devono confondere decine di migliaia di tifosi che seguono la squadra in trasferta)
Detto questo, la vera figuraccia la fa lo Stato, anzi la fanno i rappresentanti delle istituzioni; pronunciano frasi senza senso e anziché rassicurare con un chiaro comunicato tutto il pubblico nello stadio che la Polizia ha già individuato il criminale colpevole del grave gesto omicida e lo ha già sbattuto in galera o che poco ci manca fa tutt'altro: una lunga serie di indiscrezioni, nulla di ufficiale, abbiamo assistito al tentativo di “inquinare il tutto” (come è ormai nella migliore tradizione dello Stato) facendo credere che il gesto delinquenziale era da ricondurre ad un agguato, quasi ad un regolamento di conti, fra criminali che nulla avevano a che vedere con il calcio.
Questo Stato che non c’è fa sempre questo, depista l’opinione pubblica, scende a compromessi con la criminalità (vedi trattativa Stato mafia), insegna ai poliziotti ad avvalersi della collaborazione dei delinquenti che in cambio di protezione passano notizie utili alle forse dell’ordine. Notizie utili che servono solo alla carriera di funzionari o ufficiali, infatti non caso si fanno arresti su arresti senza mai annientare il sistema mafioso. Una volta, in confidenza, un vice-questore a Napoli mi disse: Vedi Corrado per far carriera nella Polizia bisogna essere capaci di arrestare un ladro di galline e farlo diventare, per l’opinione pubblica, un grande delinquente (da allora sono passati quasi trent’anni e il vice-questore a cui faccio riferimento è morto)
Questo mi sembra proprio quanto sta accadendo, solo che questa volta non è il poliziotto che vuol fare carriera ma i rappresentanti delle Istituzioni che, incapaci di agire, usano, per salvare la loro faccia, il vecchio metodo.
Questo Stato che non c’è, non risponde del grave episodio avvenuto in totale disprezzo delle più elementari norme a tutela e garanzia dell’ordine pubblico o per meglio dire della nostra sicurezza (che ci fa un pazzo con la pistola in mezzo alla strada) e concentra l’attenzione sul sig. De Tommaso capo degli Ultrà Napoletani, colpevole solo di avere dei tatuaggi e un soprannome ma che, se era nello stadio, aveva una regolare tessera del tifoso. Strumento, quello della tessera, fortemente voluto da Alfano e colleghi di governo. Adesso si parla di DASPO a vita per De Tommaso …. Ma di che stiamo parlando?  Abbiamo tollerato per anni che la bandiera fosse oltraggiata da Bossi e da tutta la Lega Nord e adesso ci scandalizziamo se dei tifosi fischiano all’Inno d’Italia? Forse fischiavano, e a quel fischio mi associo, non all’inno d’Italia ma fischiavano a chi in questi anni sta rappresentando l’Italia e fra questi, al primo posto il Presidente della Repubblica.
Per rimanere in tema di forse dell’ordine, ci siamo scandalizzati per l’applauso rivolto ai poliziotti che hanno menato di a morte il giovane Aldrovandi, nel contempo sosteniamo che le sentenze sono sacre e vanno rispettate! Ci si indigna e si parla a vanvera, si usano paroloni come il giorno infangante della Polizia di Stato, però non si dice che la sentenza di condanna dei poliziotti è “omicidio e concorso in omicidio colposo” ovvero un incidente di percorso capitato a dei poliziotti che nell’esercizio delle loro funzioni hanno avuto un incidente; come se una volante del 113 durante un inseguimento investe sulle strisce pedonali uno scolaro che va a scuola e questo muore a causa dell’urto. Per che cosa mi devo scandalizzare? Per la sentenza o per l’applauso? Se la sentenza è sana e non devo avere dubbi su questo, perché mi devo scandalizzare per un applauso di solidarietà?
Se Speziale si sente innocente o non totalmente colpevole e chiede la revisione del processo e se qualcuno, anche se per partito preso, crede nella sua innocenza e indossa una maglia per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla sua convinzione che cosa fa di male?
Le garanzie civili e morali sono dovute a tutti si o no? Perché mai al sig. Speziale non si deve una garanzia in tal senso? L’istituto della revisione del processo esiste? Se esiste come sembra che esista perché si deve negare la possibilità di richiederlo? Saranno poi i Magistrati che valuteranno se ci sono le condizioni previste dalla legge per concedere la revisione del processo; ma questo è ben diverso dal consentire di chiederlo.
Questo Stato che non c’è si indigna quando si chiede di porre il numero di identificazione ai poliziotti impegnati nell’ordine pubblico, mentre in altri stati, dove lo Stato c’è  oltre al numero i poliziotti hanno anche una mini webcam sul casco che registra le immagini che il poliziotto vede durante il suo lavoro. In UK le auto della polizia hanno la webcam davanti e dietro e registrano le immagini che trovano quando si accostano al luogo di intervento. Queste applicazioni tecnologiche e di basso costo non servono a individuare il poliziotto che effettua il pestaggio ma a tutelarlo e a responsabilizzare chi li comanda. Ma ahimè sono proprio quelli che li comandano che vogliono rimanere nella più squallida arroganza di potere. Vedi chi ha dato l’ordine di irrompere nella Diaz e che processo diverso ci sarebbe stato se i poliziotti avessero avuto la webcam sul casco. Forse se avessero avuto tale obbligo, quell’ordine orrendo, con il rischio di una prova certa e inconfutabile, non sarebbe mai partito.
Questo Stato che non c’è si prende gioco di noi, e vediamo in TV il nostro primo ministro (mr. Bean in versione italiana Renzi) che assiste impotente all’incapacità del  Prefettura e Questura nell’assumere la decisone in tempi rapidi l’unica decisione da prendere: Far giocare senza indugio e senza trattative con gli ultrà (avvenute sotto l’occhio di tutto il mondo) facendo precedere l’inizio della partita con un comunicato onesto e veritiero del tono: “siamo solidali con i tifosi del Napoli per l’episodio che ha colpito il giovane Ciro, ma abbiamo già assicurato alla giustizia i colpevoli e comunque quanto accaduto non ha nulla a che vedere con la tifoseria fiorentina e anche se con grande dolore lo spettacolo va avanti”
Mi chiedo se il primo ministro, insieme al presidente del Senato entrambi presenti nello stadio non sono stati in grado di far sentire il loro peso nel dare istruzioni ai funzionari di prefettura e questura, possono essere in grado di far sentire il loro peso nelle questioni che riguardano il futuro di tutta la nazione?
Ho dei grossi dubbi, anzi dei veri e propri timori: vivo in uno Stato democratico dove non c’è democrazia e neppure l’autorità di una dittatura, uno Stato iper garantista che per garantire tutti non garantisce più nessuno; uno Stato che basa il suo essere solo nell’apparato burocratico, un apparato che vorrebbe riformare ma che sa benissimo di non poterlo fare perché eliminando la burocrazia statale si eliminerebbero la maggior parte degli attuali ciarlatani che rappresentano le istituzioni.
Istituzioni (configurazioni organizzate di relazioni sociali giuridicamente e storicamente orientate, il cui fine è di garantire la conservazione e l'attuazione di norme o attività sociali e giuridiche -stabilite tra l'individuo e la società o tra l'individuo e lo Stato- sottratte all'arbitrio individuale e all'arbitrio del potere in generale). che non rispondono più al loro scopo ma che grazie ad un insieme di leggi volute dai partiti e dai sindacati, si sono trasformate in una sorte di tabù generale da non toccare o osare di pronunciare.
Per fortuna in questo Stato che non c’è, esiste un potere indipendente e parallelo: quello della Magistratura e il giorno in cui la politica riuscirà a sottomettere alla sua volontà anche la somministrazione della giustizia comprenderemo il motivo delle sanguinarie rivoluzioni di vecchia e anche recente memoria.

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